I nostri dati a rischio sicurezza

Nel dicembre del 2015 metà delle abitazioni nella regione di Ivano-Frankivsk in Ucraina è rimasta senza corrente elettrica: la causa fu il virus informatico Blackenergy, in grado di disconnettere alcune sottostazioni elettriche della rete. Gli autori dell’attacco sarebbero stati appartenenti all’APT29, uno dei bracci armati informatici del potentissimo servizio segreto militare russo Gru.

Gli stessi avrebbero violato anche, nel dicembre 2020, negli Stati Uniti, il Dipartimento del Tesoro e del Commercio, l’Agenzia per la Sicurezza nucleare (che conserva i depositi di armi atomiche Usa) e il Dipartimento per l’Energia, oltre all’importante azienda di cyber security americana FireEye.

La gravità di quanto accaduto è data anche dal fatto che la società attaccata dagli hacker, la SolarWinds, che sviluppa soluzioni per il monitoraggio e la gestione dell’Information Technology (It), fornisce i suo servizi di gestione delle reti ad oltre 300.000 clienti in tutto il mondo, tra cui anche molte aziende Fortune 500 e agenzie governative.

“Gli hacker al giorno d’oggi sono in grado di fare azioni inimmaginabili sia su infrastrutture strategiche che su una singola rete aziendale o privata: il problema non è come fermarli, ma solo come limitare i danni”, spiega Andrea, ex hacker informatico ora arruolato da Cy4Gate, una delle principali aziende italiane di cyber security, quotata in Borsa a Milano.

“Il 2021 e gli anni a venire si caratterizzeranno per una sempre maggiore e necessaria attenzione a uno dei principali fattori strutturali e abilitanti dell’innovazione digitale, quello della sicurezza legata all’archiviazione dei dati”, dice Rosario Cerra, presidente del Centro Economia digitale.